LIBERA SCELTA – Alle prese con gli accordi di distribuzione al di fuori degli Stati Uniti, la Paramount Pictures e i Marvel Studios, rispettivamente distributori e produttori del film, hanno preferito lasciare ai corrispondenti locali la scelta sul titolo preferito. Sono loro infatti a dare il titolo al lungometraggio, coscienti dell’immagine patriottica del supereroe, icona nazionale del bene dalla Seconda guerra mondiale in poi, e dunque dell’impronta americanista del suo personaggio. Nonostante l’opzione di eliminare il nome «America» dal titolo del film, in realtà solo tre stati hanno deciso di presentare il film e di promuoverlo senza il nome del supereroe. Sono Russia, Corea del Sud e Ucraina: resterà da vedere se i risultati al botteghino pagheranno questa omissione forzata.
SENTINELLA DELLA LIBERTÀ – Capitan America, vero nome Steven Rogers, in verità ha appena compiuto 70 anni. Nasce nel 1941 come personaggio dei fumetti, mentre infuriava la Seconda guerra mondiale e Steve rappresentava l’impavido, retto e coraggioso americano, in contrasto con l’europeo bellicoso. Più che di un vero e proprio supereroe alla Superman, nel suo caso si parla di un uomo dal fisico perfetto e dalle abilità infinite, grazie a una mutazione genetica dovuta al siero del super soldato. Negli anni, Capitan America si trasformò in un protettore degli americani contro il comunismo, ma questa sua nuova veste ebbe poco successo. Al cinema vanta qualche passaggio da comparsa e un lungometraggio del 1990 suo omonimo. Fino all’arrivo sul grande schermo nel «Primo vendicatore», interpretato da Chris Evans.
TRADUZIONI - Le variazioni sul titolo originale di un film in realtà sono molto comuni e soprattutto in Italia è raro che un film straniero mantenga il titolo originale, o venga tradotto fedelmente. Tanto che online esistono gruppi di protesta contro le traduzioni più brutte, o contro quelle più fuorvianti. Per esempio «Vertigo» di Hitchcock, diventato «La donna che visse due volte», o il premio Oscar «Momenti di gloria», in originale «Chariots of fire» (Carri di fuoco), o «Il tempo delle mele», che in francese era invece «La Boum» (La festa).
Eva Perasso per il Corriere della Sera
Eva Perasso per il Corriere della Sera
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